Il Coronavirus ha chiuso a chiave i teatri

di Aloisa Aisemberg

Mi chiamo Aloisa Aisemberg e sono una cantante lirica che, come la maggior parte degli italiani, non può e non potrà lavorare fino a data da destinarsi. Una data impossibile da stabilire, ma che sarà probabilmente molto lontana.

Il lavoro perso è tanto, così come le ore di studio svolte per preparare i numerosi spettacoli saltati. Uno dei tanti che è stato cancellato è quello che stavo preparando proprio nel periodo in cui il COVID 19 ha iniziato ad espandersi, decretando la chiusura di scuole, cinema e teatri ed era uno di quelli a cui tenevo maggiormente per svariati motivi: si tratta dell’opera Cenerentola di Gioachino Rossini, compositore che canto sempre con orgoglio ed entusiasmo in quanto ha reso celebre la città da cui provengo. Inoltre avrei cantato con degli artisti che seguivo con devozione sin da bambina, quando la lirica era solamente un sogno.

Nello specifico è successo che il giorno 5 marzo, mentre mi trovavo al teatro comunale di Bologna nel pieno delle prove preparatorie, il Sovrintendente di tale struttura è venuto a comunicarci che gli spettacoli non si sarebbero potuti svolgere in quanto, a causa del COVID 19, i teatri saranno sarebbero stati chiusi fino a che l’emergenza sanitaria lo avrebbe richiesto.   Improvvisamente abbiamo dovuto interrompere la preparazione, salutarci, chiudere le enormi valige rivelatesi inutili e ritornare ognuno nella propria città, senza portare a termine il nostro obiettivo: la messa in scena dello spettacolo, fonte di energia e adrenalina sia per noi artisti che per il pubblico. Abbiamo provato una sensazione di tristezza, ma soprattutto di impotenza. Una situazione assurda, mai vissuta prima.

Inizialmente non è stato facile accettare tale sospensione e la preoccupazione maggiore era “pretendere”, da parte della Direzione artistica, la posticipazione dello spettacolo, ma man mano che l’epidemia degenerava, ho smesso di preoccuparmi di quando avrei potuto tornare a cantare, cioè a svolgere il mio lavoro: la mia passione da sempre. Ci sono tantissime persone che stanno perdendo la vita a causa di un perfido virus che in maniera rapida e cinica le uccide, stravolgendo tragicamente la vita di numerose famiglie. Quindi se il teatro chiuso evita la possibilità di nuovi contagi, potendo salvare anche una sola vita, resto “disoccupata” più che volentieri.

Sono consapevole che i teatri saranno tra le ultime strutture a riaprire in quanto sede di assembramenti sia sul palcoscenico che in platea. Mi intristisce sapere che in questa fase, nonostante sia la cosa giusta, lo spettacolo dal vivo é un evento che “terrorizza”, vietato e non indispensabile. Di conseguenza l’apporto emotivo che può offrire uno spettacolo teatrale ad un pubblico che viene per aggiungere un’esperienza di arricchimento alla propria giornata, ora è diventato un qualcosa di impossibile e se ne “potrà” fare a meno per ancora molto tempo.

Ma “alcune tempeste arrivano per pulire il nostro cammino” e da musicista sono felice di sentire cantare e suonare sui balconi condividendo una stessa melodia, tradizione che stavamo perdendo e che probabilmente non continuerà, ma anche se solo per poco tempo ha comunque risvegliato in ognuno di noi un folklore dimenticato. Vedo i social network pieni di musica, i musei più famosi visitabili online, i teatri più celebri che offrono i loro migliori spettacoli in streaming e la televisione colma di documentari offrendo la possibilità di alleggerire la quarantena, rendendola meno triste e più appagante.

Di colpo, in un paese in cui spesso si polemizza sul fatto che la cultura non venga valorizzata, è scattata in maniera quasi automatica la voglia di regalare e ricevere il bello dell’arte come appiglio ad una condizione di rischio, solitudine, paura e desolazione. Personalmente è stata una reazione inaspettata e anche se le Istituzioni solitamente non danno il giusto riconoscimento a questo aspetto del nostro patrimonio, sono piacevolmente stupita di percepire che questa voglia di aggrapparsi all’arte in genere sia partita da noi singoli individui e soprattutto da persone che ne hanno scoperto per la prima volta l’autentico apporto. E in un periodo così “oscuro” non è affatto male scoprire questo tipo di essenza nei nostri “colleghi” esseri umani.

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