I RIMANDI

dall'incontro del 27 giugno 2026 - Casa dell'Ecologia Umana
L’ILLUSIONE DELL’OBLÌO
Ragionando di trauma, di guerra e di memoria collettiva
con il Dott. Fulvio Zanella e l’arpa di Susanna Bertuccioli

__Daniela
La Casa dell’ecologia umana contiene nel nome la propria vocazione; in questi anni tanti di noi hanno abitato questo luogo come una casa, in questo luogo si sono riconosciuti e hanno vissuto incontri importanti, capaci di muoverci dentro. Sabato 27 giugno e domenica 28 giugno ad abitare la casa con noi sono venuti Fulvio Zanella, Sara Malservigi e Susanna Bertuccioli. Tre storie meravigliose che hanno risvegliato in me il pensiero, le emozioni, i sensi e un desiderio: interrogarmi sul significato del mio essere umana.
Nel romanzo Le benevole l’autore fa dire ad un gerarca nazista che si rivolge ad alcuni ufficiali tedeschi queste parole “Dovete resistere alla tentazione di essere umani”. Mi sembra un’affermazione utile a tracciare un confine:
da che parte voglio stare? Voglio rinunciare alla mia umanità o voglio camminare, ogni giorno, cercandone il senso profondo?
Questi due giorni alla casa sono stati un momento importante di questa ricerca.
Fulvio Zanella ha fatto risuonare in me la potenza del pensiero, intesa come possibilità che il pensiero ha di leggere la storia, personale e collettiva, di creare connessioni, di ideare percorsi e di progettare azioni.
Sara ha fatto vibrare una corda profondissima, quella della forza vitale. Ascoltandola mi sono venuti in mente gli ultimi versi dell’Inferno di Dante: aggrappato alla schiena di Virgilio, dopo aver attraversato l’Inferno, scivolando lungo i fianchi di Lucifero in persona, nel punto più lontano dal bene, Dante trova in sé la forza vitale per cambiare direzione e cominciare la salita verso il Purgatorio. Nel profondo di me ho sentito anche la potenza della croce sulla quale Gesù nel momento più buio, rinasce.
Susanna ha risvegliato la bellezza dell’empatia, la capacità umana di “sentire” l’altro; ha reso l’arpa una sorgente di luce e il suo corpo uno strumento di bene.
Sono profondamente grata a tutti e tre e sono grata a Marina che, in connessione con i mondi spirituali, riesce a canalizzare l’eternità nel qui e ora.
Credo che la memoria non sia solo ricordo di qualcosa che è accaduto nel passato, ma significhi raccontare la nostra storia in modo sempre nuovo, in questo senso credo che la memoria dell’umano vada custodita e amata.

__Francesca
Sono stati due giorni emozionanti. Thanatos ed Eros si sono sfidati, feriti, spronati, accarezzati per poi cercare di trovare pace nel silenzio della musica, silenzio pieno di magia in cui tutto il bello e tutto il brutto poteva essere nel’ ascolto della memoria.. ascolto vero, sincero, onesto, spietato.. solo allora, solo da quella memoria riconosciuta e reintegrata si possono vedere nuove gemme di vita spuntare e futuro da vivere a pieno..
La potenza e la forza della testimonianza di Sara mi sono da monito…
Grazie, grazie sempre per la bellezza e l’affetto..

__Serena
Mi sono accorta che è più difficile scrivere in questi ultimi tempi, so che il mio trauma cranico del 2024 ha lasciato dei segni nel mio corpo e nel modo di organizzare il pensare. Quindi ti ringrazio per averci stimolato alla riflessione e ringrazio per la pazienza con cui accoglierai questo testo. Mi sono accorta che durante l’incontro di Fulvio avevo scritto un pò di appunti…poi a casa ho segnato altri aspetti che sentivo emergere e in tutto questo ho capito che parlare di trauma mi mette in uno stato di agitazione da post trauma. È proprio curioso!
Allora decido che ti racconterò del mio nonno Anselmo che era il papà della mia mamma, che era nato nel 1919 e allo scoppiare della guerra, la seconda, era stato mandato soldato in Sardegna e ci rimase fino al 1945 dalla quale rientrò con moglie e figlia (la prima di sei, mia mamma Angela Maria Antonietta). Quando ero piccola, avevo forse una decina d’anni ricordo di aver chiesto al nonno perchè lui non avesse i capelli, era completamente pelato, lui mi rispondeva che era per colpa del caschetto che portava in guerra e se facevo altre domande lui non rispondeva. Sapevo che era stato partigiano, lo diceva mia mamma, che fumava e che il pomeriggio si addormentava appoggiando il capo sul tavolo della cucina, seduto con la sedia al contrario. Lui era stato un’infermiere nell’ospizio degli anziani nel quale anche mia mamma e sua sorella erano andate poi a lavorare anni dopo. Era mite, coltivava la terra e si era costruito con le mani la casa in cui abitava. Lui è il mio unico ricordo della guerra; se n’è andato quando avevo 15 anni per un ictus durante una gita con i miei genitori e me, la zia ed i miei cugini.
Ora so che sto facendo riaffiorare i miei piccoli traumi, non grandi come quelli di chi ha vissuto la guerra, o altre violenze; semplicementi ricordi di affetti che se ne sono andati senza un saluto e per nulla accompagnati da un adulto che mi “dicesse”….
Ecco che trovo il grande senso dell’incontro di sabato 27 giugno L’illusione dell’oblio. In me sono sepolti ricordi, odori, esperienze tattili ed alcune di esse sono gioia, altre sono traumi e il non parlarne più, il non ricordare consciamente significa solamente che stanno al buio ed io non li vedo mentre un parte di me ci continua a stare affianco, ogni momento, ed in ogni istante del mio vivere è probabile che ci siano situazioni che possono “accendere la luce” su uno di loro e fare affiorare in me sensazioni, emozioni, dolori.
Ascoltandomi ho chiaro che chi ha vissuto grandi (o piccoli?) traumi che sono rimasti impressi dentro di se può accettare che potrà insieme a qualcun’altro imparare a conviverci facendo un’azione di riconoscimento e accettando che quei trigger di cui ha parlato Fulvio possono attivarsi ( il dott. Hamer li chiamava i binari) e riportare la persona come se stesse accadendo in quel momento: sapere che il nostro sistema nervoso funziona in modo da passare da uno stato all’altro può aiutare. Marina in tanti modo si può lavorare sui traumi, è possibile trasformare quel vissuto veramente senza rimanerne “vittime” ?
Un pensiero che ho sempre quando sono alla guida della macchina è di fare tanta attenzione quando passo affianco ad una bicicletta affinchè quello che è capitato a me non succeda ad altri.
28 giugno
Chi è stato all’incontro con Sara Malservigi ha toccato molti temi personali e collettivi.  Io avevo incontrato tante volte Sara ed Alessio, mai avrei immaginato che nella sua giovane vita così tanti dolori avessero trovato casa. La sera di sabato 27 Sara aveva chiesto a Monica e me di stare in prima fila affinché lei, vedendo volti amici, sentisse meno disagio. Io ho accolto con piacere la richiesta, mi sono trovata lì e sono stata letteralmente sopraffatta dai suoi racconti.
Mi ha fatto piacere vedere il suo coraggio nel mettersi a nudo e poi la voglia di lavorare per la cura degli altri mi ha ricordato la me di trent’anni fa quando mi iscrissi a medicina, la mia storia è andata diversamente e sono fiera di me con tutte le mie luci ed ombre. Confermo che la visione omeopatica nell’approccio alla malattia è la stessa che da sempre sento in me, da quando adolescente sentivo le frasi dei medici con cui mio padre aveva avuto a che fare. Spero in una integrazione dei modelli, il lavoro sulla spiritualità, la biochimica e la psiche.

__Susanna
…porterò con me questa esperienza con profonda riconoscenza e con la speranza che incontri come questo continuino a nutrire la memoria, la consapevolezza e l’umanità in ciascuno di noi.
La musica non è stata un semplice accompagnamento ma una voce accanto alle altre, accanto alle parole, lá dove il linguaggio talvolta si arresta in attesa di ristoro.
Credo che in una situazione collaborativa come questa si sia potuto custodire il ricordo, restituire dignità alle assenze e offrire uno spazio in cui il dolore sia stato accolto per non essere dimenticato.
Grazie per avermi affidato questo compito così delicato e per avermi fatto sentire parte di una comunità che continua a credere nel valore della memoria come responsabilità verso il presente e come dono verso il futuro.

__ Michela
Detto ciò, ora è il mio turno di riflessioni. Dunque la vita è una scuola in continua evoluzione me lo insegnano i ragazzi in classe con infinite prove tutti i giorni e ora anche Sara, ascoltando il suo vissuto.
Mentre ero alla sua conferenza, dentro di me una voce mi ripeteva “...benvenuta in una famiglia( se così di può chiamare) come la mia, che non ti capisce, non ti protegge, ed è la prima che ti attacca e da cui devi difenderti e fuggire se vuoi sopravvivere”.
La cosa bella però è che, ora che sono connessa con me stessa, mi viene in mente Donald Walsch e “Conversazione con Dio”. Lui spiegava bene perchè alcuni di noi nascono in queste famiglie difficili, e raccontava la storia della “piccola anima e il sole”: per me è stata una scoperta rivoluzionaria che mi ha pernesso di perdonare i miei genitori.
Ritengo che Sara oggi non sarebbe quello che è se avesse avuto un percorso di vita diverso perché niente è un caso e soprattutto a volte i veri maestri sono i nostri carcerieri (questo pensiero spesso mi fa venire il sangue agli occhi.
Di ciò ho trovato vari riscontri:
– alcune storie dello shoa narrano di ebrei che andavano nelle docce a gas cantando evenum shalom alejem invece di rivoltarsi contro i nazisti
– lo stesso Nelson Mandela diverse volte ha ringraziato i suoi carcerieri perché aveva capito che erano lì per insegnare a lui la via della pace. 
Detto ciò so che posso aver detto assurdità capisco, ma questo è solo il mio pensiero e ringrazio Sara per averlo rafforzato con la sua testimonianza.

 

Casa dell’Ecologia Umana
Fano, Strada Roncosambaccio n. 149/a (PU)

 

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