Ci è richiesto un salto di specie…!?

di Mario Baldoni

Siamo nell’epoca della comunicazione e a memoria d’uomo, non c’è mai stata un’epoca in cui gli uomini abbiano viaggiato tanto, volato tanto soprattutto per lavoro e per svago come quella attuale.
A memoria d’uomo, non c’è mai stata un’epoca in cui gli uomini abbiano comunicato e passato informazioni a livello planetario alla velocità attuale, attraverso quella che spesso è chiamata “la rete”, “net” in inglese – Internet, intranet, extranet, network ….
RETE nella ricca lingua italiana evoca nel suo alone semantico due significati emotivi opposti, unisce, collega “ fare rete”,  ma anche raccoglie e limita “finire nella rete”. La rete in qualche modo lega, ancora una volta una parola ambigua, perché può significare sia un legame affettivo positivo, sino a essere indissolubile, ma può rimandare ad un legame affettivo morboso e soffocante.

Alcuni dicono che tutta questa informazione non porti a una vera comunicazione tra le persone, che gli umani comunicassero di più quando cantavano e non parlavano, scrivevano i trattati di Filosofia in poesia, si guardavano negli occhi e capivano tutto dell’altro, verità e menzogna, usavano segnali di fumo, la telepatia, i massaggi.

Noi ora siamo qui a fare i conti con un VIRUS, che non è materia, ma pura “ informazione”, un software che ha bisogno di noi per vivere e che attraverso di noi può viaggiare, crescere e moltiplicarsi. Noi umani siamo per il virus i carriers perfetti: noi lo portiamo in giro, noi lo nutriamo e lo facciamo crescere. Questa “informazione” vive dentro di noi e con il tempo diverrà un abitante stabile dell’umano come i microbi, i bacteri e gli altri miliardi di virus di cui siamo composti, che vivono in noi, a volte passivamente, a volte utilmente, diventando talvolta patogeni.

Per me è stato utile sentire in questi giorni diversi interventi di medici, ricercatori, scienziati, ma in particolare, per esposizione didattica, chiarezza ma anche buon senso, ho apprezzato l’intervista rilasciata dalla professoressa Ilaria Capua, virologa, già membro del parlamento italiano,.

IL TEMPO, L’accelerazione, rapidacion ( Laudato si’  cap. I  § 18)

A lei devo un concetto fondamentale della mia sintesi: il virus ha viaggiato così in fretta perché noi viaggiavamo troppo in fretta e così col nostro viaggiare e comunicare abbiamo impresso una accelerazione alla Biologia e ai suoi tempi. Abbiamo dato le ali e il volo a un virus che aveva compiuto un salto di specie.

E questa è la riflessione fondamentale della Capua: i tempi umani, non sono più oggi i tempi della Biologia e della virologia!

Il villaggio globale di cui parlava M. Mc Luhan negli anni ’70 si è perfettamente realizzato e un virus, ora il Corona, si può diffondere come in un villaggio, con una velocità accelerata, perché la velocità riduce lo spazio.

I tempi dell’uomo dunque, cioè i nostri, non sono più i tempi della Natura, non sono più compatibili con Essa, e quindi con Noi stessi in quanto esseri naturali/biologici; si è rotto da tempo un equilibrio e il VIRUS ci regala questa evidenza perché chi può ne prenda coscienza e agisca di conseguenza.

Anche a Noi è richiesto un SALTO DI SPECIE come ci ricordavano uomini saggi del secolo scorso, da Einstein a Aurobindo…perché parafrasando libri profetici il delta tra i “tempi storici” e i “tempi  biologici” non è più per noi tollerabile e la “crescita” non può non avere limiti.

 

Alcuni riferimenti:

Video:
Intervista a Ilaria Capua (Youtube)
#ASCOLTA

Libri:
E. Tiezzi “Tempi storici e tempi biologici”
Satprem – “L’uomo dopo l’uomo”  – Intervista

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