Sapienza e conoscenza

di Daniela Pavoletti

“Considerate la vostra semenza:
fatti non foste per viver come bruti,
ma per seguire virtute e canoscenza”.
(Inferno, XXVI Canto,  vv118-120)

 

Siamo nell’ottavo cerchio dell’inferno dantesco, quello in cui vengono puniti i consiglieri fraudolenti, che in vita hanno consapevolmente dato consigli falsi e ingannevoli: come sulla terra usarono le parole per alimentare la fiamma della discordia, così ora bruciano per l’eternità in alte lingue di fuoco. Dante e Virgilio incontrano Ulisse ed è lui che pronuncia le parole riportate in questi versi; si rivolge ai suoi compagni di viaggio per incitarli al “folle volo”. Dopo vent’anni sono finalmente vicini a casa, possono riabbracciare mogli e figli, padri e madri ma in Ulisse prevale “l’ardore” di diventare “del mondo esperto, e de li vizi umani e del valore” e sceglie di continuare il suo viaggio. Per convincere i compagni fa appello a ciò che origina l’uomo, a ciò che determina la sua natura, che lo distingue dagli altri esseri viventi ovvero la sete di conoscenza e la capacità di essere virtuoso. I compagni lo seguono ma dopo un viaggio di mesi, nel momento in cui la meta appare all’orizzonte, “com’altrui piacque”, una tempesta devasta il mare, la nave affonda e “infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso”.

E’ uno dei brani più famosi della Divina Commedia, l’opera delle opere; rappresenta il valore eterno delle parole e della letteratura, proponendo un tema ancora oggi di grande attualità: il rapporto fra l’uomo e la conoscenza.

A mio parere sono due le parole che lo raccontano: conoscenza e sapienza. La conoscenza cerca di misurare le cose, usa il metodo scientifico, indaga la vita come se la vita fosse tutta qui: la sapienza sa che il presente delle cose contiene l’eternità e che per tentare di comprendere la vita bisogna anche uscire, espandersi, allargare gli orizzonti, usare strumenti sottili, liquidi, nuovi.

L’Ulisse di Dante cerca “casa” nel viaggio verso la conoscenza del mondo e dell’uomo ma fallisce, perché ha perseguito la meta sbagliata; l’uomo può trovare “casa” solo nella conoscenza sapiente. Dio ferma il viaggio dell’uomo che vuole diventare esperto dei vizi e delle virtù umane senza riconoscere che, prima di tutto dentro l’uomo stesso, c’è un fuoco che brucia, e sale verso l’alto, e vibra in tutte le direzioni.

Conoscenza e sapienza devono respirare insieme.

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