Il grande pioppo

di Valentina Basili

Speravo che con una pandemia globale il mondo si fermasse. Speravo che almeno per qualche tempo la forzata immobilità potesse frenare l’uomo dal compiere altri gesti scellerati e privi di senso. Ma mi sbagliavo.

Un virus ci ha costretti in casa e ci è stato chiesto di essere responsabili e di dare prova della nostra grande e bella umanità.

Ma dov’era quel senso di responsabilità quella mattina? Mi chiedo, dov’era quel senso di responsabilità l’attimo in cui è stata presa quella scelta?

Sono stata toccata personalmente, come tanti, dalla situazione che stiamo vivendo a livello planetario. Ha portato via mio padre, ma anche in quel giorno sofferente, Lui mi ha dato consolazione, Lui c’è stato. C’è stato il giorno in cui sono nata, c’è stato quando, bambina, giocavo ai suoi piedi. C’è sempre stato. Ha scandito il passare dei giorni e delle stagioni, degli anni, ed anche nei giorni di reclusione mi ha offerto il suo sostegno. Il poter ammirare la sua maestosità e stabilità, è un dono che riempie il cuore, che consola ogni dolore ed espande ogni gioia. La sua è una bellezza che non può essere comprata, e quello che trasmette nel suo silenzio, nessun altro essere lo può dare. Non dovrebbe quindi essere svenduta, né trattata come se fosse qualcosa di poco valore.

Anche oggi non ha smesso di insegnarmi qualcosa con la sua sola silente ma saggia presenza. Ho capito davvero che non importa se qualcosa va storto nelle nostre giornate, non importa se le persone se ne vanno o ci lasciano. Finché gli alberi saranno intorno a noi, tutto andrà bene, davvero.

Per quanta sofferenza potremmo infliggerle, la natura continuerà ogni giorno a regalare quanto di più bello ha. E gli alberi, suoi figli emissari, continueranno ogni giorno a darci la loro bellezza, il loro riparo, quella molecola invisibile e inodore, quasi non ci fosse, che ci dà la vita. E lo fanno silenziosamente, senza chiedere un grazie e nulla in cambio. Danno e basta, non prendono. Questa è la loro natura. Mi chiedo quali maestri più grandi e saggi potremmo mai avere fra noi.

Eppure, per l’ennesima volta, il dono della loro presenza è stato svenduto. E si è deciso che i rami più grandi e maestosi del grande pioppo potessero essere tagliati. Dovessero essere tagliati, perché infastidivano le macchine nel raccolto dei campi che si trovano dietro casa. Io mi chiedo se era davvero necessario sacrificare una bellezza ed una saggezza secolare costruita nel tempo, per qualche chilo di raccolto in più.

Mi domando su quali basi decidiamo ciò che ci dà veramente fastidio, ciò di cui si può fare a meno, tagliare, e ciò che vale la pena proteggere nella nostra società e nel nostro pianeta.

Gli antichi Greci ci avevano già messo in guardia sul più grande degli errori umani: la ubris o tracotanza. La fame di cupidigia che spinge l’uomo, ingrato ed eternamente insoddisfatto, a volere sempre di più. A ritenersi superbamente onnipotente e superiore ad ogni creatura e dunque giustificato a fare di ciò che ha intorno a sé ciò che vuole, per il suo tornaconto personale e a discapito di tanti altri.

Mi auguro davvero che l’evento unico che stiamo vivendo possa destare le coscienze e portare riflessione sul nostro operato.

Nel frattempo, sogno il giorno in cui gli esseri umani si saranno finalmente risvegliati dal loro sonno e smetteranno di vivere come anestetizzati. Il giorno in cui ogni essere umano abitante il Pianeta tornerà ad essere un guardiano solenne e fiero di questo paradiso, che non svenderebbe mai per un’effimera ricchezza materiale.

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