Pensieri condivisi dai Gruppi di Ricerca 2025

Il 24 maggio nel bellissimo giardino incantato della Casa della Ecologia Umana, con altri fratelli e sorelle nella ricerca, amorevolmente condotti da Marina e Mario, ho vissuto momenti di tranquillità, di ascolto del corpo e le sue sensazioni  attraverso momenti di meditazione.
Il silenzio e l’ascolto.
Sembra strano pensare all’ascolto nel silenzio, ma quando ci si concede di fermarsi nel tempo e nello spazio, senza fretta, solo ad ascoltare il respiro e i rumori intorno e mentre il corpo acconsente a lasciarsi andare alla staticità emerge dal silenzio l’ascolto creativo di sè.
Ho assaporato il riposo dal chiacchiericcio della mente e dei sensi durante il silenzio!
La luce.
Seduti nell’erba ad occhi chiusi mentre intorno splendeva la luce, non la vedevo. La percepivo tutt’intorno a me e mi affidavo ad essa. Poi ho aperto gli occhi e tutto mi è apparso luminoso come se nella luce si fosse aperta una nuova e misteriosa fonte di altra luce.
La danza.
Tra l’erba come bambini nel cerchio, tentando di stare al ritmo della danza. Ma il ritmo non ci sta nella mia testa. Sento dissonanza. Il piede mi ostacola, la mente dice: “no, questa non è la danza che conosco”. Tutta una sarabanda. All’improvviso tutto si acquieta. Seduti nell’erba, come bambini. Nel sole!
La voce, l’armonia.
Nessuna voce è solitaria, tutte si confondono in un unico suono. Le opinioni cambiano, e so di non essere sbagliata nella mia voce. Tutto cambia, sono nel cambiamento. Come la canzone di Battiato “segnali di vita”. La vita è cambiamento.
La salita, il ritorno.
E’ faticosa la salita. E’ faticoso avanzare. La lettura del brano tratto da “Un nuovo canto della creazione” di John Martin Kuvarapu (pag.97), mi ha commosso.
Non so perché ho provato commozione. In alcune parole è come sentire definito lo smarrimento in cui a volte vivo.
” Aiutarli a comprendere che non vivono secondo la loro vera natura e vera dignità. Solo questa comprensione l’aiuterà a intraprendere il viaggio di ritorno”.
L’anelito al viaggio di ritorno nella vera essenza della propria natura e dignità.
Questa è la commozione che ha pervaso il mio animo!
Una giornata di sole, di amicizia, di fratellanza, di bellezza che ha nutrito i nostri cuori e le nostre menti.

Stefania
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Dammi la pace del silenzio
In mezzo a questo frastuono
affinchè la luce esploda
dando senso a questa armonia celeste
che abita l’anima.

Posami sul cuore una farfalla,
mettimi a guida una lumaca
perché abbia tempo e spazio
per seguire il respiro del vento
ed essere degna del vestito di luce.

Francesca
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SILENZIO, LUCE, ARMONIA, LA STRADA

L’assenza di parole mi ha fatto da urna, mi ha accolta sottolineando la mia sacralità; ha placato la mia ansia rubandomi le paure, ha generato in me uno stato di armonia.

Andare in risonanza con la luce, quella fisica e quella divina, è la strada per la salvezza, la gioia, la gloria. Quando la luce abbaglia il rifugio è l’ombra, purché sia ombra della luce. 

L’armonia è faticosa, non è scontata, va cercata, desiderata, voluta.

La salita è generativa: ho incontrato un bastoncino con tre diramazioni, se lo tengo di fronte a me è una croce francescana, se lo guardo dall’alto è un trivio. Da qualunque direzione tu arrivi, ad un certo punto ti trovi ad un bivio: cedo all’amore o mi proteggo nella solitudine? Mi lascio inghiottire dal dolore e dalla morte o tento di trasformarli? Vivo in superficie o mi sforzo  di trovare un senso? Anche la salita più dura alla fine porta alla bellezza.

Daniela

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Tutto è giusto in questa danza della natura.
Obbedisce al programma del pianeta.
Si chiama “Ritorno a casa”
Ed io cosa sto aspettando?
Non è forse questa la commozione che sento
quando torno dalla meditazione?
E’ lei. Nostalgia di casa.
Lo so, faccio i capricci.
Come la bimba che dice al babbo:
” Papà ,sono stanca. Andiamo a casa?”
“Certo”, mi dice mio Padre. “Casa è proprio lì,
dietro la salita”.
“Ecco, lo sapevo! C’è sempre da fare una fatica!”
“Piccina mia, se la chiami ‘salita’, farai sempre fatica.
Invece di chiamarla ‘salita’, chiamala ASCESA…e vedi come và…”

Floriana
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Lasciando la casa, mi ha fatto compagnia la vista di tante lucciole.
Ho ricordato i momenti vissuti quel pomeriggio…
Alla farfalla bianca che volava tranquilla, spensierata. L’ho sentita volare dentro di me, ha toccato e”bonificato” le parti malate.
Il ricordo che mi è venuto sulle note della canzone “Segnali di vita”di Battiato è stato dolcissimo… Io quando avevo undici anni. Era venuto il circo nel mio paese, un grande avvenimento, esattamente cinquanta anni fa. Con un’amica a casa mia cercavamo di ripetere gli esercizi che faceva la trapezista. Ho avuto una grande commozione verso quelle bambine e soprattutto verso di me e anche in questo momento mentre scrivo gli occhi e il cuore si riempiono di una gran tenerezza.
Riprendendo il cammino, la salita è stata molto dolce con passo costante, lento. A volte le situazioni in cui ci troviamo ci sembrano molto difficili ma diventano superabili se non si è soli.
Mi vengono in mente i vostri volti e sono grata a tutti per avermi accompagnata in questo viaggio.

Felicia
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“Ti sento e non ti vedo, è un canto? È un richiamo?”
“È dire ci sono! Sono qui!
Non invado, non copro, non opprimo.
Ho un mio posto nello spazio e nel tempo.
Non negarmelo, non prevaricarlo, non sminuirlo!”

Mi vedo, Ti vedo, Vi vedo.
Non più sagome, ma i particolari che Mi, Ti, Vi caratterizzano.
È la Luce che svela l’arcobaleno che è in ognuno.

Volo sopra tutto e sopra tutti. Da quassù è una meraviglia!
Tutto sembra immobile, eppure tutto si muove, piano, lento.
Non ci riusciranno!
Tutto è più forte, più grande, più eterno di qualsiasi progetto, di qualsiasi ambizione.
Volo, non mi stanco.
Gli appartengo, vi appartengo.

Qual’è il mio ruolo? C’è, ne sono sicuro, ma qual’è?
Se fosse correre avrei quattro gambe,
nuotare, avrei le branchie,
volare, avrei le ali.
Ho mani, cuore , cervello
per accarezzare, accogliere, comprendere.
Ho uno spirito per incontrare altri spiriti.

Nino

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