Protocollo e Libertà

di Nicoletta Loscalzo

Mi ricollego all’articolo scritto da Giuseppe Mezzino ”Alla ricerca di un dialogo sulla pandemia”.
Leggendo l’articolo mi è venuta in mente l’esperienza che ho vissuto di persona e alcune parole che ho ritrovato:  corpo, persona… 

Ho deciso di scrivere per parlare dell’esperienza vissuta.

Ho contratto il virus e la gestione che ne è conseguita non è stata solo dal punto di vista “Medico” : la terapia da fare, i controlli (tamponi) l’ansia per il risultato…. Quando di tamponi ne fai diversi e il risultato è sempre lo stesso ti fai delle domande…

 

Ho iniziato a leggere, informarmi su come vengono processati i casi e ho scoperto informazioni che non vengono divulgate attraverso i canali di informazione.
Vivo in un posto circondata da campagna e natura, e tra me e me mi chiedevo: “potrei fare una passeggiata, so di non incontrare nessuno, chi mai potrei infettare”? Eppure non si può, c’è una normativa ASL che limita i movimenti delle persone.

 

 

Quanto una camminata avrebbe giovato ai muscoli ormai atrofizzati? Penso che si sia parlato molto di isolamento, distanziamento e poco dell’importanza di quanto il contatto con il sole, l’aria, contribuisca alla ripresa, alla guarigione. Poca informazione sull’importanza di rafforzare nostro sistema immunitario, poca informazione dedicata alla cura . Ho vissuto un mese in casa, luogo di confort, sicurezza che improvvisamente è diventato luogo di costrizione della libertà. IL virus come dicevo non è solo questo… è fatto anche di burocrazia: i protocolli applicati, delibere di fine quarantena ecc. E’ qui che mi sono chiesta : “sono un “X” a cui viene applicato un protocollo”? Eppure io mi sento UNA PERSONA, sono una persona, che ha un nome, caratteristiche, che sono mie, che connotano i miei tratti, il mio viso, il mio corpo. Non sono un Protocollo.

 

Proprio perché mi sento una  persona, che ho focalizzato la mia attenzione per la ripresa dalla malattia sulla cura del mio corpo. Una volta libera, ho ripreso il contatto con la natura, che mi ha restituito quel modo di respirare a pieni polmoni, che non sentivo da tempo…perché soffocato dall’ansia e angoscia e come se quel respiro lo facessi per la prima volta, l’attenzione era focalizzata su un gesto semplice ma di straordinaria importanza.

 

 

Dunque sono il respiro, la bellezza, i colori del paesaggio, la meditazione, continuare ad alimentare il mio corpo in maniera sana, che mi hanno permesso di restituire allo stesso l’importanza e la dignità che merita.

(Illustrazioni a cura di Stefano Dorelli)

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Ho letto con molto piacere l’articolo di Nicoletta, che mi ha emozionato. Anche io sono convinto che debba essere posta al centro la persona, più di qualsiasi protocollo.

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