Elogio della Gentilezza

di Alice Rossi

Tra i diversi temi che sento più cari nel mio cammino di ricerca c’è  l’affermazione della Gentilezza.

Sempre più spesso assisto purtroppo al dilagare del suo opposto: violenza, odio, sgarbi e arroganza sembrano dominare le notizie dal mondo, i social media, l’interazione quotidiana.

La prima reazione che mi sorge di fronte al disagio che provo è di chiusura, quasi una fuga sdegnosa; inizio a pensare drammaticamente che l’umanità non abbia speranza, che l’ignoranza regni incontrastata e che questo mondo “non sia un paese per deboli”, come me. È il mio modo, ormai classico oserei dire, di subire le prepotenze, nel quale però si è sempre sedimentata frustrazione e insoddisfazione, per il fatto di non riuscire generalmente a rispondere per le rime a chi intende sopraffare. Del resto, in una gara di forza colui che manca di affermare se stesso è necessariamente un perdente e uno sconfitto, o almeno questo è quello che ho sempre pensato come conclusione obbligata.

Ma da quando mi sono messa in ricerca alla casa dell’Ecologia Umana ho scoperto a poco a poco un tesoro prezioso di alternative, di possibilità diverse, rispetto al main stream della “logica di principio”: in primis l’importanza di confinare le negatività, costruendo un argine di autoconsapevolezza con il quale proteggersi, e volersi bene; in secondo luogo il bisogno di neutralizzare il male con la gentilezza, o il pensiero di essa, nella convinzione che sia necessaria una forza ben maggiore di quella della violenza per richiamarla in situazioni di conflitto.

La gentilezza salva chi la pratica dall’astio della frustrazione ed educa chi la riceve. È una forza incompresa, troppo poco conosciuta, di cui si sente tanto la mancanza. Quando mi capita – per fortuna raramente!- di ricevere uno sgarbo, lo figuro mentalmente su un foglio bianco e lo cancello con la gomma della gentilezza, sostituendolo con l’immagine di uno dei miracoli di cui è piena la mia vita.

La nostra esistenza è unica e preziosa e non può essere condizionata dal male esterno; scommettendo sul bene possiamo rifarla nostra.

Alice

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