Come leggere i dati sulla pandemia?(2^parte)

di Gilberto Ugolini

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L’Istituto Superiore di Sanità (ISS, altra fonte ufficiale) ha pubblicato il 10 marzo 2021 un interessante rapporto con alcuni dati sul COVID a livello nazionale. Da questo rapporto emerge che:

  • 99.611 deceduti positivi in Italia: l’86,3% aveva oltre 70 anni (età mediana al decesso oltre 80 anni);
  • Da un’analisi fatta su 607.515 casi, risulta che il 58,7% erano asintomatici, il 16,4% paucisintomatici, il 20,2% avevano sintomi lievi, il 4,1% sintomi severi e lo 0,6% aveva un quadro clinico critico;
  • La letalità del virus (% di deceduti sul numero totale di casi) è pari allo
    • 0,2% nella fascia di età 40-49 anni,
    • lo 0,6% tra 50 e 59 anni
    • e il 2,7% tra 60 e 69 anni.

Interessante questo stesso dato tra i 125.195 operatori sanitari ove la letalità è più bassa: nella fascia di età tra 60 e 69 anni ad esempio scende all’1%.

Successivamente, il 30 marzo 2021 lo stesso ISS ha pubblicato un rapporto in cui si evidenziano alcuni dati interessanti:
i pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi sono in totale, in Italia, 106.789. Di questi, solo l’1,1% (1.188 deceduti) aveva età inferiore ai 50 anni. Di questi ultimi, 282 pazienti deceduti avevano meno di 40 anni; di 80 pazienti di età inferiore a 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri pazienti, 164 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 38 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

E’ stato possibile analizzare le cartelle cliniche di 6.992 deceduti positivi per COVID; il numero medio di patologie osservate in questi pazienti è di 3,6. Complessivamente

  • 210 pazienti (3,0% del campione) presentavano 0 patologie,
  • 815 (11,7%) presentavano 1 patologia,
  • 1292 (18,5%) presentavano 2 patologie e
  • 4675 (66,9%) presentavano 3 o più patologie.

Interessante anche il confronto tra la mortalità per Covid-19 e quella per malattie del sistema respiratorio degli anni precedenti: confrontando il periodo marzo-maggio 2020 e lo stesso periodo 2017 (ultimo dato ufficiale ISTAT sulle cause di morte), emerge un numero di decessi sostanzialmente simile nelle Marche: 986 pazienti deceduti con presenza di malattie del sistema respiratorio nel 2017 (3% del totale Italia) e 977 pazienti deceduti per Covid-19 nello stesso periodo del 2020 (3,1% del totale Italia).

Stessa cosa guardando il dato totale Italia: nel periodo marzo-maggio 2020 31.581 decessi per Covid-19, nello stesso periodo del 2017 il numero di deceduti con presenza di malattie del sistema respiratorio era stato 33.295.

Nel frattempo, mentre tutto il mondo è concentrato sulla mortalità legata al Covid- 19, i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (altra fonte ufficiale) parlano di 52.300 morti in Italia nel 2018 a causa dell’inquinamento atmosferico legato alle Pm2,5 (le cosiddette “polveri sottili”).

Concludo con una domanda: perché i dati vengono sempre usati per spaventare, per creare un clima di paura? Qual è l’obiettivo? Vorrei una risposta da uno dei tanti giornalisti italiani, quelli stessi giornalisti che ci stanno facendo risalire faticosamente la classifica mondiale dell’indice di libertà di stampa: nel 2016 l’Italia era 77°, nel 2019 siamo riusciti a risalire al 43° posto, preceduti al 42° da Taiwan e seguiti, al 44° posto, dal Botswana.  Qualcuno di loro dovrebbe spiegare come avevamo fatto a scendere al 77° posto su 180 Paesi del Mondo (fonte: “Reporter senza frontiere”, ma in pochi lo sanno). Ora, mi auguro che i dati su malati e morti a causa dei vaccini anti-Covid vengano pubblicati con lo stesso impegno con cui sono stati diffusi quelli per il Covid, se non altro per onestà intellettuale.

 

“La statistica è la sorella maggiore della matematica: è troppo saggia per dare tutto per certo” (Rosario Romeo)
“Voler togliere il dubbio dalle nostre teste è come voler togliere l’aria dai nostri polmoni” (Tiziano Terzani)

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13 Commenti Hide Comments

Nel leggere l’articolo di Gilberto mi ha colpito il coraggio nell’affrontare questa tematica con una modalità insolita e di ampio respiro tramite un’esposizione chiara, precisa e puntuale. Non si è limitato a offrirci statistiche, numeri ma ci ha offerto un metodo/approccio per analizzare i dati e contestualizzarli. Apprezzo gli spunti/interrogativi che stimolano una riflessione approfondita ed una visione meno unilaterale rispetto a ciò che ci propongono solitamente i media. Condivido pienamente questo concetto: non è sbagliato dare informazioni, ma la differenza sta nel come vengono date… Grazie Gilberto

Anche io come Claudia ho apprezzato il metodo con cui Gilberto ha affrontato il delicato argomento. In un tempo come il nostro, in cui facilmente veniamo orientati verso un pensiero unico, trovare interlocutori pronti a fermarsi a riflettere sui fatti con vero senso critico (e anche con qualche strumento di analisi adeguato) è stimolante e niente affatto scontato. Un’opportunità sociale per capire meglio il mondo e mantenere su di esso uno sguardo sostenuto dalla ragione.

Ho letto con estremo interesse l’articolo scritto da Gilberto. Mi ha colpito enormemente la chiarezza del linguaggio così come mi ha emozionata l’approccio usato di così ampio respiro. Gilberto non ha limitato le sue riflessioni ad un elenco statistico., comunque chiarissimo, ma i dati oggettivi sono diventati spunto di tante più ampie riflessioni umane e sociali lasciando che il lettore le potesse affrontare liberamente secondo la propria sensibilità.
Apprezzo l’idea di offrirci una visione dei fatti con sguardo più critico e consapevole rispetto alla grande informazione giornalistica ridondante, ma incapace, forse anche colpevolmente, di dare corretta informazione.
Condivido l’articolo in ogni suo punto e mi interrogo, così come fa Gilberto, sulla qualità delle informazioni che ci vengono fornite quotidianamente.
Grazie di cuore Gilberto per il coraggio delle tue idee e di come le hai divulgate.

È molto interessante, perché solleva l’annosa questione dell’etica dei numeri e dell’esposizione di essi da parte dei media. Io credo che quando parli anche di fame nel mondo, per esempio, sarebbe da tirar fuori anche l’argomento vaccini. Il metodo Capital intensive dell’occidente e quello cubano che non sperpera energie e denaro. Questo per dirti che c’è una volontà chiara e propagandistica in un certo tipo di comunicazione. Nulla è a caso. Usare termini bellicistici, i paragoni con le grandi guerre a cosa serve? Solo a dare terrore, non a sentirci eroi. Qui chi non terrorizza si ammala di terrore diceva de Andrè. E gli eroi sono tutti servi di un’ideologia nazionalista, pensa ad Enrico Toti che lancia la stampella contro il nemico. Questa iconografia vorrebbero riproporre? Il covid è tornato utile, i numeri sono tornati utili, per non farci venire troppi grilli per la testa, per farci ricordare che senza il _capital intensive_ non possiamo andare avanti. There Is no alternative, diceva la Thatcher, appunto per evitare che qualcuno potesse proporre qualcosa di diverso. Ma i numeri se piegati al volere del re possono salvare quel sistema che sta facendo acqua da tutte le parti. Spero di non essere uscito troppo fuori dal seminato….pensieri così di getto dopo averlo letto… Ovviamente a dire queste cose oggi si verrebbe accusati di benaltrismo… Ma quel “ben altro” fame nel mondo, tumori…. Esiste!

Grazie Gilberto, molto interessante, puntuale e ineccepibile. Sarebbe fondamentale che i media riferissero i dati riguardanti il virus in questa prospettiva, ridimensionerebbe (e secondo me porrebbe in un’ottica più esatta) la portata di questa vicenda.
Mi rendo conto che personalmente ho smesso di porre attenzione al quotidiano bollettino numerico, un po’ per via di quel terribile processo di assuefazione che ci fa abituare anche alle cose peggiori, ma anche perché a volte ho l’impressione che l’intento comunicativo con cui quei numeri vengono dati non è solo informativo. Io non mi sento affatto incline a pensare ad una qualsivoglia strategia preordinata e manipolativa, tuttavia è indubitabile che il modo di comunicare i dati covid ingeneri paure e stati d’animo deleteri.
Non so se noi uomini abbiamo affrontato nel migliore dei modi questo accidente che ci accomuna tutti, di fatto abbiamo sacrificato la generazione dei figli per cercare di salvare quella dei genitori. È stata una scelta sensata dal punto di vista etico? Da quello dell’economia delle risorse (non solo economiche)? È sensata in considerazione del “peso” individuale nel tempo e nello spazio della nostra piccola vita? Non sono domande retoriche, me le pongo e cerco risposte che non ho. Quando mi trovo a riflettere e a cercare di vedere la cosa da una prospettiva molto più lontana, guardando noi piccoli abitanti di questo piccolo pianeta, il Covid appare come un minimo soffio di vento che scompiglia i fili di gramigna sul prato, senza intaccarne il fitto intreccio di radici.

Grazie Gilberto, da biologa apprezzo molto il metodo scientifico e la lettura dei dati in modo statistico. Avere un quadro obiettivo della realtà aiuta a dare un senso alle cose che accadono senza panico.

Ho letto anch’io con molto interesse l’articolo di Gilberto, molto chiaro e illuminante. Ho soprattutto apprezzato i confronti che Gilberto ha fatto con i dati delle altre cause di mortalità, perché personalmente mi ha consentito di capire meglio e contestualizzare i numeri della pandemia.
Ringrazio Gilberto per avermi dato l’opportunità di rendermi conto della vera portata dei numeri della pandemia, fornendomi una chiave di lettura obbiettiva e non fuorviante.

Grazie Gilberto, ho letto più di una volta il tuo articolo, e ogni volta lo apprezzo di più per l’onestà e la chiarezza con cui lo hai scritto. Sono nauseata dalla moltitudine di numeri che i media ci propongono ogni giorno per convincerci che “dobbiamo” avere paura, nel tuo articolo invece i numeri finalmente fanno onore al vero quasi non hanno bisogno di interpretazione e in questo modo dimostrano grande professionalità. Si sente il grosso lavoro di studio che c’è stato dietro, ma sento soprattutto che il messaggio profondo che mi ha lasciato è la necessità di coltivare una libertà di opinione e di pensiero che può partire solo dalla valutazione di dati oggettivi. Non a caso hai concluso con la considerazione sull’indice della libertà di stampa in Italia. Spero che il tuo lavoro vada avanti, spero di leggere altri tuoi articoli, perché forte è il desiderio in questo periodo di uno scambio di opinioni che sia costruttivo di speranza e visione positiva del futuro….e del presente.

Caro Gilberto grazie per il tuo contributo critico ai dati sulla pandemia. Finalmente !!! Ne sentivo proprio la necessità. Dopo un anno e mezzo di “violenza” psicologica provocata dall’impatto mediatico dei dati relativi alla pandemia, capisco che ci sono delle speculazioni. La stampa e la politica sono responsabili in pari misura, ora tocca alla nostra coscienza critica rielaborare le nostre paure, le nostre incertezze per ritornare ad una vita normale. Ci sono segni evidenti dei disastri provocati sulle fasce più deboli della popolazione dei quali dobbiamo farcene carico per i giorni a venire. Grazie ancora caro Gilberto. Tiziana

Un articolo molto interessante pieno di spunti di riflessione, grazie Gilberto. Ritengo fondamentale mettere tutto in relazione e vedere le cose in prospettiva. I bollettini con cui siamo quotidianamente bombardati da ormai più di un anno, e cui ahimè siamo purtroppo abituati, ci fanno perdere di vista tutto il resto, positivo o negativo che sia. Da molto ormai ho smesso di leggerli e ascoltarli, pur con la consapevolezza che dietro ogni numero c’è una vita spezzata, con tutta la sua storia. Non mi sento di appoggiare le teorie complottistiche, forse per natura o mentalità, ma è evidente che sono stati fatti errori nella comunicazione relativa alla pandemia. La responsabilità sociale che hanno i media è un argomento che merita sicuramente più riflessione e attenzione e questo tuo articolo contribuisce a sollevare dubbi. Spero raggiunga più persone possibili, scuotendo le coscienze e stimolando legittimi interrogativi. Rita

Ottimo articolo. Concordo con te. I dati sono utilizzati strumentalmente. Per quale ragione? I motivi potrebbero essere vari e di differente importanza. Come tu alludi, l’autorevolezza e l’indipendenza dell’informazione non esistono in questo Paese, salvo pochi casi, quindi è legittimo pensare che ci sia dell’altro rispetto a quanto ci viene raccontato in maniera quasi uniforme.

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